I prossimi appuntamenti del Caffè Scienza

Dopo il grande successo e la sentita partecipazione del pubblico per i primi due appuntamenti in cui si è discusso di nuove droghe e di cellule staminali, i Caffè Scienza di Alessandria riprenderanno in autunno. Da ottobre nuovi incontri per dialogare di fisica, matematica, astronomia, biologia, chimica, ambiente, medicina, informatica, nuove tecnologie con gli esperti del mondo della ricerca.

Staminali: dal midollo nuova vita per i malati

Lunedì 19 maggio si è svolto, con grande partecipazione di pubblico, il secondo Caffè Scienza. Caffè Scienza è un modo “nuovo” per discutere di scienza, basandosi sulla partecipazione del pubblico, sulle sue domande e considerazioni, sulla discussione collettiva. Il secondo appuntamento del Caffè Scienza Alessandria si è concentrato sul trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

Le cellule staminali ematopoietiche, ci ha spiegato Massimo Pini, medico specializzato in Ematologia, responsabile della Struttura Semplice Unità Trapianto di cellule staminali dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, sono cellule presenti nel midollo osseo, che hanno il compito di produrre le cellule del sangue, cioè globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Tali cellule staminali hanno due proprietà: la prima è quella di autorigenerarsi per mantenere, per tutta la durata della vita dell’individuo, una quota di cellule sufficiente a garantire la loro funzione; la seconda è quella di moltiplicarsi trasformandosi, poco alla volta, nel prodotto finale, ovvero una cellula del sangue.

UcnSVz1KHGwqFgKoVFlT756chDSJ7CLJVtlQ7frxry4Il trapianto di midollo osseo, come ha ricordato Franco Maria Dallavalle, medico specializzato in Ematologia Generale, direttore del Centro donazioni ed aferesi terapeutica dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, consiste nell’azzeramento del midollo osseo del paziente e nella sua sostituzione ad opera di cellule staminali, che possono essere prelevate da un donatore sano (trapianto allogenico) o dallo stesso paziente (trapianto autologo). Dopo il completamento della ricostituzione del sistema immunitario, il paziente può riprendere una vita normale.

FXdZPL2sUXNzTwaPCgIu85px6AB-DSUbgtcUXjnqvTsLa dottoressa Lia Mele, biologa responsabile del laboratorio di tipizzazione tissutale e del laboratorio di processazione di cellule staminali ematopoietiche presso la Struttura complessa di Medicina Trasfusionale dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria, ha invece affrontato il problema della compatibilità tra donatore e ricevente. Ciascuno di noi possiede un patrimonio di geni, ereditati dai genitori, che, come le impronte digitali, ci caratterizza in maniera univoca. Alcuni di questi controllano l’espressione di strutture (antigeni) presenti sulla superficie di tutte le cellule del nostro corpo. Grazie a tali antigeni, caratteristici di un singolo individuo, il sistema immunitario riconosce le proprie cellule normali e reagisce contro quelle estranee o addirittura contro le proprie, se modificate. Nell’uomo il gruppo di geni che controlla il “riconoscimento” dei vari tessuti dell’ organismo è definito Sistema HLA (Human Leucocyte Antigens).

Tali caratteristiche genetiche si possono determinare sia direttamente, esaminando il DNA con tecniche di biologia molecolare, sia indirettamente indagando, con tecniche sierologiche, i loro prodotti antigenici. Tali test (genericamente chiamati tipizzazione tessutale o tipizzazione HLA) assieme ad altri detti “funzionali” si utilizzano, in caso di trapianto, per stabilire la compatibilità tra donatore e ricevente. Solo tra fratelli esiste una buona probabilità (25%) di ritrovare gli stessi determinanti HLA, mentre tra individui non apparentati ciò è molto raro.

XVoEFK1alWLgixe_tlphuqTO3OTDiiUzlF2OoO_FMdALe cellule staminali sono uno degli argomenti più scottanti anche della recente discussione bioetica, perché sollevano domande di diversa natura e alimentano speranze terapeutiche per patologie oggi incurabili. Il professor Luca Savarino, Ricercatore in Filosofia Politica e docente di Bioetica presso l’Università del Piemonte Orientale, ha affrontato i principali nodi dell’uso delle staminali. La bioetica è una disciplina nuova nata nella seconda metà del Novecento in seguito alle nuove scoperte in campo biologico. Le cellule staminali umane, in particolare quelle umane, pongono una serie di problemi tecnici, legali ed etici. Rappresentano un argomento molto controverso dovuto agli aspetti culturali e morali. Per l’opinione pubblica, la vita umana non può essere ridotta ad “oggetto”. Da un’altra parte le cellule staminali embrionali presentano un potenziale enorme per la biotecnologia, offrendo grande possibilità di studiare le malattie a livello cellulare e aprire nuove strategie terapeutiche. Questo paradosso ha reso difficile le decisioni dei diversi Paesi, che intendono promuovere la ricerca biotecnologica e contemporaneamente mantenere i limiti legali, morali e culturali.

PJvRgKy96uLe6BO97639Zx26GbSNfZeKKc0mEvXHw-cDiverse sono state, come è nello spirito del Caffè Scienza, le domande, curiosità e richieste di approfondimento rivolte dal pubblico ai relatori. Si è quindi parlato di donazione del midollo osseo. Oltre 30 anni fa, i trapianti di midollo venivano eseguiti esclusivamente tra fratelli compatibili HLA identici. Tuttavia, la constatazione che la maggior parte dei malati affetti da emopatie letali non poteva giovarsi di una terapia tanto valida ha spinto gli ematologi a cercare il donatore al di fuori dell’ambito familiare. I risultati soddisfacenti ottenuti ricorrendo a donatori non consanguinei hanno portato alla nascita in tutto il mondo di Registri Nazionali di potenziali donatori di midollo osseo. Tali organizzazioni costituiscono delle vere e proprie banche dati che, collegate tra di loro in una rete internazionale, rendono accessibile ad un singolo paziente un pool di donatori estremamente ampio. Anche in Italia è stato avviato, nel 1989, sulla spinta di diverse Società Scientifiche interessate alla materia, un programma denominato “Donazione di Midollo Osseo”. E’ stato, quindi, istituito il Registro nazionale Italiano Donatori di Midollo Osseo, internazionalmente noto come IBMDR (Italian Bone Marrow Donor Registry), con sede a Genova presso il Laboratorio di Istocompatibilità dell’E.O. “Ospedali Galliera”, la cui attività è stata istituzionalmente riconosciuta con la Legge n. 52 del marzo 2001.

Poi il dibattito si è spostato sul destino delle migliaia di embrioni avanzati dalle tecniche di procreazione assistita. È lecito utilizzarli per la ricerca? Alcuni paesi, come la Gran Bretagna, hanno stabilito di conservarli al massimo per cinque anni, altri come l’Australia fino a dieci anni, Danimarca e Svezia fino a un anno.  Sotto il profilo etico è moralmente accettabile usare gli embrioni avanzati per ricavare linee di cellule staminali? Oppure gettarli via? È questo uno dei temi più controversi del dibattito che ruota attorno alle staminali. In Italia una risposta politica al problema degli embrioni soprannumerari e al loro utilizzo per la ricerca è venuta dalla legge 40 del febbraio 2004 sulla fecondazione assistita, che vieta la produzione di embrioni umani a fini di ricerca o sperimentazione, che consente il loro congelamento in rarissimi casi ed esclude in modo assoluto la possibilità di usare per la ricerca gli embrioni creati in questi anni con la fecondazione in vitro.

Vivo interesse del pubblico è andato alle possibili applicazioni delle cellule staminali ematopoietiche nell’ambito del trattamento di malattie neurodegenerative, come la sclerosi multipla. Gli esperti hanno sottolineato subito che l’intensa immunosoppressione seguita da trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche è ancora un trattamento sperimentale e che il suo uso è limitato agli studi approvati che ne valutano l’efficacia o a singoli casi dove si è verificato un rapido peggioramento nonostante gli altri trattamenti effettuati. Si tratta quindi di persone con gravi forme di sclerosi multipla, che non hanno risposto alle terapie tradizionali approvate e che presentano clinicamente un’importante attività di malattia, rappresentata da frequenti ricadute o accumulo di disabilità, con associate evidenze neuroradiologiche di malattia.

Infine, si è discusso di come vengono prelevate e mantenute le cellule staminali ematopoietiche.  Le cellule staminali midollari da donatore non consanguineo vengono prelevate dal midollo osseo mediante ripetute punture delle creste iliache (ossa del bacino). Trattandosi di punture ossee, è necessario che il prelievo venga eseguito in anestesia. In genere l’anestesia è totale, ma può essere effettuata anche quella di tipo epidurale, mediante puntura lombare. Quella generale è comunque l’anestesia di elezione. Il prelievo dura, di norma, 30-45 minuti e non comporta danno o menomazioni al donatore, come dimostra l’esperienza di oltre 150 mila prelievi di sangue midollare effettuati nel mondo. Il prelievo di cellule staminali può avvenire anche da sangue periferico; poiché il sangue, di norma, non contiene sufficienti quantità di cellule staminali emopoietiche per un trapianto, è necessario, prima del prelievo, incrementare il loro numero. A tal fine si somministra un fattore di crescita chiamato G-CSF (Growth-Colony Stimulating Factor-fattore stimolante la crescita cellulare), che ha la proprietà di rendere più rapida la crescita delle cellule staminali e di facilitarne il passaggio nel sangue periferico. A causa della stimolazione che induce nel midollo osseo, il G-CSF può provocare alcuni disturbi, solitamente di lieve o moderata entità, ben controllabili con comuni antidolorifici.

La medicina rigenerativa rappresenta un nuovo approccio terapeutico per la cura di molte patologie e ha come obiettivo la rigenerazione del tessuto/organo deteriorato anziché la sua sostituzione. Con la ricerca sulle cellule staminali la medicina rigenerativa sta facendo grandi passi in avanti, ma molta strada ci separa ancora dal pieno successo.

Simona Martinotti, Elia Ranzato

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche

Lunedì 19 maggio, dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De Andrè 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

Per cellule staminali ematopoietiche si intende una popolazione cellulare in grado di dare origine a tutti gli elementi corpuscolati del sangue periferico (globuli rossi, globuli bianchi e piastrine). Queste cellule sono in grado di rigenerare il midollo osseo in tutti quei casi in cui esso sia stato danneggiato in seguito a patologie, esposizione accidentali a radiazioni ionizzanti o a trattamenti chemio-radioterapici per la terapia di patologie tumorali. Il trapianto di cellule staminali emopoietiche rappresenta una terapia salvavita consolidata e di grande successo per la cura di numerose e gravi malattie del sangue, anche se in questi ultimi anni le indicazioni terapeutiche sono state notevolmente ampliate.

Lo studio delle cellule staminali rappresenta un tema di grande attualità, al quale viene dato forte e costante rilievo sui mass media. In questo affascinante campo delle scienze della vita la ricerca sta facendo passi da gigante: si può dire che quasi non passi giorno in cui non venga pubblicata la notizia di una scoperta sull’argomento. Le cellule staminali rappresentano dunque le nuove “star” della ricerca biomedica, ma anche uno dei temi scottanti della riflessione bioetica. Nel Caffè Scienza di lunedì 19 maggio, con la presenza di prestigiosi esperti (medici e biologi) che si occupano di cellule staminali ematopoietiche, dal prelievo fino al trapianto, e con il contributo di un esperto di bioetica, conosceremo più da vicino il mondo delle cellule staminali e il loro utilizzo terapeutico.

Esperti:
Franco Maria Dallavalle, medico specializzato in Ematologia Generale, direttore del Centro donazioni ed aferesi terapeutica dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria

Lia Mele, biologa, responsabile del laboratorio di tipizzazione tissutale e del laboratorio di processazione di cellule staminali ematopoietiche presso la Struttura complessa di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria

Massimo Pini, medico specializzato in Ematologia, responsabile della Struttura Semplice Unità Trapianto di cellule staminali dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria

Luca Savarino, laureato in Filosofia Teoretica, Dottore di Ricerca in Ermeneutica filosofica, Ricercatore in Filosofia Politica e docente di Bioetica presso l’Università del Piemonte Orientale.