Intelligenza Artificiale: ma le macchine possono ragionare?

DSCF2918L’Intelligenza Artificiale (AI in inglese da Artificial Intelligence) è una disciplina multiforme nata oltre 50 anni fa, in cui gli aspetti prettamente informatici sono spesso complementati da altri di tipo filosofico, cognitivo, sociologico od economico. Prendendo spunto dalla recente uscita del film The Imitation Game, in cui si narrano alcuni aspetti della vita di Alan Turing (uno dei primi a porsi il problema di come definire un “programma intelligente”), al Caffe Scienza di giovedì 16 marzo è stata presentata una breve panoramica della disciplina, cercando di sottolineare gli obiettivi delle diverse scuole di pensiero, i risultati raggiunti e le sfide aperte che i ricercatori nel campo si trovano ad affrontare per poter rispondere al quesito: “Possono le macchine (o meglio i programmi) ragionare o pensare?”.

DSCF2923Sebbene il saggio di Turing Computing Machinery and Intelligence sia del 1950, l’Intelligenza Artificiale nasce ufficialmente nel 1956, quando al Darmouth College in New Hampshire (Usa) John McCarthy decide di organizzare un workshop di studio (A Proposal For the Darmouth Summer Reasearch Projct on Artificial Intelligence) in cui viene coniato per la prima volta quello che rimarrà poi (nel bene e nel male) il nome della disciplina. Sebbene il termine “intelligenza” sia da tutti noi usato comunemente per identificare determinati ragionamenti o comportamenti, una definizione precisa e completa del termine è estremamente difficile da fornire; questo ha dato adito a diverse interpretazioni di quelli che potevano essere i compiti dell’intelligenza artificiale. La dicotomia più forte è stata certamente tra la cosiddetta ipotesi forte (ricreare una mente artificiale, una macchina programmata sapiente e autocosciente) e l’ipotesi debole (programmare una macchina in grado di svolgere compiti considerati intelligenti, anche se solo in ambiti e domini ristretti e delimitati). La seconda scuola di pensiero è stata certamente quella maggiormente investigata ed ha prodotto risultati notevoli in svariati campi dalla diagnostica medica, all’interpretazione del linguaggio naturale, alla costruzione di sistemi di raccomandazione per acquisti o attività, al supporto alle decisioni per gestione aziendale o investimenti, ai sistemi di guida autonoma, alla pianificazione industriale. Questo senza dimenticare come anche attività considerate ludiche, ma richiedenti una alta dose di flessibilità ed intelligenza nel ragionamento, siano state oggetto (e spesso fonte di successo) degli approcci dell’AI; in particolare giochi come la dama (considerato ormai risolto), gli scacchi, le parole crociate, il sudoku, ecc…

DSCF2925L’incontro ha infine dato l’occasione di discutere molti problemi ed aspetti aperti che la disciplina attualmente pone, soprattutto sul piano sociale, politico e della vita futura delle persone: l’AI crea o distrugge lavoro? Migliora la qualità della vita? Migliora la qualità delle decisioni che possono prendere le persone? Quali conseguenze etico/legali ci sono nell’applicare l’ AI nella vita quotidiana?

Questi ed altri aspetti hanno fornito spunto per una lunga ed interessante discussione tra le numerose persone presenti in aula, fornendo in alcuni casi risposte ed in altri casi lasciando aperte diverse possibilità. I temi toccati sono infatti molto attuali e molti di essi sono anche oggetto di un’iniziativa denominata Research Priorities for a Robust and Beneficial Artificial Intelligence, proposta dal Future of Life Institute.

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Prof. Luigi Portinale