La scienza sulla scena del crimine

Lunedì 29 maggio dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De André 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

Per l’ultimo appuntamento della stagione dei Caffè Scienza di Alessandria si terrà un interessante incontro per tutti coloro che vogliono conoscere le investigazioni scientifiche.

Entrata nell’immaginario collettivo grazie al successo delle serie televisive, americane e non solo, la Polizia Scientifica è la struttura che interviene quando, per gli accertamenti di polizia giudiziaria e preventiva, sono richieste particolari competenze nel campo delle scienze biologiche, chimiche, fisiche e altre discipline. Dalla sua nascita, che risale all’anno 1902, la Polizia Scientifica ha progressivamente migliorato le sue capacità di intervento, raggiungendo profili di eccellenza e diventando supporto indispensabile nell’ambito delle attività di polizia giudiziaria, in particolare in occasione del primo intervento sul luogo dove è stato commesso un delitto.

Per capire veramente il lavoro della Scientifica, prescindendo dagli aspetti “romanzeschi” delle fiction tv, al Caffè Scienza si parlerà delle Scienze Forensi e della loro evoluzione in seno alla Polizia di Stato, facendo un raffronto tra le modalità con cui venivano effettuate le indagini prima del loro avvento e su come invece oggi si approccia alla scena del crimine, qualunque essa sia.

Relatrice: dottoressa Antonietta Lombardozzi, laureata in Chimica, è Direttore Tecnico Capo della Polizia di Stato. Dal 2015 è Direttore del Laboratorio Chimico Forense al Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica per il Piemonte e la Valle d’Aosta di Torino.

Come si combattono i “cattivi scienziati”: i metodi per la scoperta delle frodi nella ricerca

Lunedì 10 aprile dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De André 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

In genere si pensa che gli errori nella ricerca scientifica siano commessi in buona fede o dovuti a conoscenze imperfette. Ma non sempre è così. Mistificazioni, asserzioni fondate su osservazioni mai avvenute, selezione di risultati e plagio crescono, spinti dalla volontà deliberata di soddisfare interessi individuali avallati da un sistema parzialmente corruttivo. L’estensione del disastro e il danno economico della frode scientifica sono scoraggianti eppure un “sistema immunitario” nuovo sta emergendo ed è formato da una comunità sempre più numerosa di ricercatori che dedicano il proprio tempo all’identificazione di metodi utili alla scoperta delle manipolazioni.

Enrico Bucci, nel libro Cattivi scienziati, racconta chi fa frode scientifica e quali interessi persegue, indaga le conseguenze della sottrazione di fondi alla buona ricerca ed evidenzia il danno provocato allo sviluppo economico del nostro Paese. Come scrive nella prefazione la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, “non esistono ‘cattivi scienziati’, semplicemente costoro non sono scienziati”.

Relatore: Enrico Bucci, laureato in Biologia nel 1997, nel 2001 è diventato ricercatore presso l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR (Napoli). Nel 2006 ha fondato Bionucleon Srl, azienda specialistica premiata come la migliore giovane azienda innovativa d’Italia. Nel 2008 ha fondato Biodigitalvalley, azienda dedicata all’analisi su larga scala dei dati biomedici pubblicati in tutto il mondo. Nel 2014 ha lasciato il suo lavoro al CNR per dedicarsi a Biodigitalvalley e all’analisi delle frodi nelle pubblicazioni scientifiche. È autore di oltre 70 pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali.

C’è qualcun altro là fuori? La caccia ai “gemelli” della Terra

Lunedì 27 marzo dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De André 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

Sapere se oltre il nostro Sistema Solare esistano luoghi potenzialmente favorevoli allo sviluppo di vita complessa è senza dubbio uno degli argomenti di frontiera dell’astrofisica del 21esimo secolo. Una tale scoperta non sarebbe solamente rivoluzionaria per il campo di ricerca che se ne occupa, ma avrebbe anche una profonda valenza culturale. Mito, Religione e Filosofia hanno cercato risposte alla domanda “Siamo soli?” fin dagli albori della Storia, ben prima della nascita del pensiero scientifico.

A poco più di vent’anni dalla scoperta del primo pianeta orbitante intorno a un’altra stella simile al nostro Sole, la ricerca e caratterizzazione di pianeti extrasolari (o esopianeti) è un campo di ricerca di Astronomia e Astrofisica tuttora in vertiginosa espansione. La storia di alcuni dei maggiori successi recenti nel campo, ottenuti grazie allo sviluppo di strumentazione di avanguardia sia da Terra che nello spazio, ci farà capire perché sia stato necessario aspettare 25 secoli per avere dimostrato il Teorema dell’Esistenza degli esopianeti, ma come siano bastati due decenni per giungere alla scoperta di mondi sotto certi aspetti alquanto simili alla nostra Terra. Uno sguardo al futuro prossimo ci permetterà di comprendere come la risposta alla domanda sull’esistenza di vita extraterrestre potrebbe veramente essere dietro l’angolo. Non è più questione di ‘se’, ma di ‘quando’.

Relatore: Alessandro Sozzetti, Primo Ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica presso l’Osservatorio Astrofisico di Torino. Si è laureato all’Università degli Studi di Torino, ha conseguito il Dottorato di Ricerca presso l’Università di Pittsburgh (Pennsylvania, USA) e ha lavorato allo Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (Massachusetts, USA). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla rivelazione e caratterizzazione fisica di sistemi planetari extrasolari.

Clicca qui per le slides

Terremoti: rischio sismico, prevenzione e protezione

Lunedì 13 marzo dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De André 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

Dal 1500 al 2000 le vittime dovute ad eventi naturali in Italia sono state in media 23 a settimana. Per il 75% si sono verificate in occasione di eventi sismici. Come si misura il terremoto? Che cos’è il rischio sismico? La strategia di difesa dai terremoti va messa a punto nel contesto più generale della minaccia dei rischi naturali in condizione di risorse disponibili limitate. Prevenzione significa proteggere costruzioni, infrastrutture e territorio prima che il sisma avvenga ed è praticamente fattibile solo se si costruisce in modo sostenibile e resiliente.

Proteggere dove il danno sismico non c’è ancora stato costa molto meno che ricostruire o riparare dove il danno è già avvenuto. Prevenire conviene, anche perché si salvano vite e si può intervenire senza urgenza, con criteri di priorità motivati e con procedure più trasparenti e denaro pubblico che non si muove verso direzioni poco controllabili. Occorre però una programmazione a lungo termine (oltre 30 anni).

Relatore: Alessandro De Stefano, già Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni al Politecnico di Torino, ha tenuto corsi di Costruzioni in zona sismica, Ingegneria sismica, Dinamica sismica e analisi strutturale, Progetto di strutture antisismiche. È autore di numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali. La sua attività scientifica è orientata verso i temi del controllo strutturale attivo ed adattativo e il monitoraggio delle strutture esistenti. Ha inventato e brevettato (Politecnico di Torino-ENEA) un sistema di isolamento sismico per edifici di carattere storico monumentale. È stato anche consulente per il Tribunale de L’Aquila per l’incidente probatorio in merito a sospette irregolarità nella fornitura e posa degli isolatori sismici del Progetto C.A.S.E.

Clicca qui per le slides

L’automobile del futuro

Mercoledì 1° febbraio dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De André 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

Come sarà l’auto del futuro? Quasi sicuramente non sarà come anche le menti più visionarie la stanno immaginando: il presente è molto più avanti di ogni nostra idea del futuro. Su due aspetti possiamo ragionevolmente concordare: i motori, piaccia o no, soprattutto agli appassionati del rumore dello scoppio, non saranno più quelli di oggi e con la massima probabilità saranno di tipo elettrico; gli attori della prossima rivoluzione dell’auto, che potrebbe arrivare prima di quanto ce lo aspettiamo, ma anche molto dopo, non saranno, in gran parte, quelli attuali ma parleranno Calicinese.

Proprio in California e in Cina sta scoppiando questa rivoluzione che potrebbe portare ad un cambiamento radicale nel nostro modo di vivere il trasporto e il viaggio. Dai sistemi di guida assistita ai sistemi di guida autonoma, si stanno ampiamente dimostrando sia fattibilità che vantaggi. Il vantaggio in termini di sicurezza è certo: la stragrande maggioranza, se non la quasi totalità, degli incidenti stradali è dovuto al fattore umano. Togliere il volante agli esseri umani potrebbe essere la strategia più efficace per risolvere questo problema. Certo non sarà semplice – ci sono ostacoli legali, etici, pratici – ma la strada è ormai spianata.

Allo stesso modo un motore che non è cambiato sostanzialmente dalla sua invenzione oltre un secolo fa è qualcosa che non ha futuro: deve girare anche quando sta fermo, fa rumore anche se non fa nulla, per cambiare velocità richiede l’esecuzione di quattro manovre simultanee… Nessun alieno che arrivasse su questa terra accetterebbe di viaggiare su un derivato delle vaporiere quando ben altri sistemi più semplici ed efficaci sono già disponibili. Ultimo problema: le batterie e l’autonomia. Nessuno è perfetto ma ci si può arrivare: anzi, si deve!

Relatori
Massimiliano Avalle: dopo aver militato per oltre 20 anni al Politecnico di Torino, è ora Professore Ordinario di Progettazione e Costruzione di Macchine all’Università degli Studi di Genova. Il suo campo di ricerca principale è quello della sicurezza dei veicoli, e della protezione sia dei loro occupanti che degli altri utenti della strada (i cosiddetti VRU, Vulnerable Road Users). Tali ricerche sono state svolte nell’ambito di diversi progetti Europei e Regionali, anche in collaborazione con i costruttori ed altri soggetti attivi nella progettazione e costruzione dei sistemi di sicurezza.

Luca Ferraris: Professore Associato di Macchine ed Azionamenti Elettrici al Politecnico di Torino, ha cominciato la sua attività di ricerca con una tesi di laurea su un prototipo di veicolo elettrico, cui hanno fatto seguito svariati altri veicoli. Attualmente si occupa di motori elettrici facenti uso di materiali innovativi.

Le onde gravitazionali

Lunedì 23 maggio dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De Andrè 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

Un evento osservato il 14 settembre 2015 segna l’inizio di una nuova era nella fisica e nell’astronomia. Questo evento, che corrisponde alla coalescenza (fusione) di due buchi neri, è stato registrato da speciali antenne costruite da un gruppo internazionale di centinaia di scienziati delle collaborazioni LIGO e VIRGO.

La rivelazione di questo evento porta a compimento una ricerca iniziata un secolo fa, quando Albert Einstein per la prima volta aveva previsto l’esistenza di sottili increspature nello spazio-tempo prodotte da oggetti massicci che sfrecciano nel cosmo, chiamate onde gravitazionali. Questi echi, che si propagano attraverso il tessuto profondo della realtà, sono debolissimi, tanto che Einstein pensava che fossero destinati a rimanere inascoltati.

Con un paziente e incessante lavoro di generazioni di brillanti ricercatori siamo ora riusciti a tendere l’orecchio verso queste nuove sinfonie celesti, che ci parlano di eventi cosmici di incredibile portata. Si apre quindi una finestra sul mondo, che unisce la misura dell’infinitamente piccolo con l’infinitamente grande e la cui portata e conseguenze richiederanno decenni per essere comprese a fondo.

Da oggi il cielo non sarà più lo stesso.

Relatore: Andrea Chincarini, fisico, ricercatore all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Sez. di Genova), dopo una parentesi quinquennale in Germania e negli Stati Uniti ha svolto ricerca nel campo dei rivelatori per onde gravitazionali a partire dagli anni 2000; prima sotto la guida di Emilio Picasso (con rivelatori a cavità superconduttive a radio-frequenza), poi nel gruppo di Roma (sulle antenne criogeniche) e infine, dal 2008, nella collaborazione VIRGO. Si occupa principalmente di modelli, analisi dati, elementi finiti e statistica applicati in diversi ambiti della fisica sperimentale che includono, tra l’altro, anche significative ricerche nel campo delle neuroscienze e della fisica medica.


I cambiamenti climatici: le ricerche in Antartide

Lunedì 14 marzo dalle 17,30 alle 19
Associazione Cultura e Sviluppo
piazza De Andrè 76, Alessandria
La partecipazione è libera e gratuita

È ormai condiviso che attività antropiche quali l’impiego di combustibili fossili e la deforestazione abbiano contribuito all’aumento di anidride carbonica (CO2) atmosferica, la cui concentrazione ha raggiunto le 400 parti per milione (ppm). Il dato è preoccupante se confrontato con le 280 ppm, valore considerato rappresentativo dell’epoca pre industriale, e se si considera tale incremento in un arco temporale di circa 200 anni. Secondo molti studi l’aumento di CO2 è fortemente correlato a quello della temperatura media terrestre e ai cambiamenti climatici rilevati negli ultimi decenni.

Gli oceani polari svolgono un ruolo chiave nel sistema climatico terrestre e nella regolazione della CO2 atmosferica. I processi di raffreddamento e congelamento nelle aree polari producono acque fredde, salate e dense che sprofondano negli abissi. Lo sprofondamento delle acque dense è un meccanismo molto efficiente di rimozione della CO2 atmosferica, al punto che le aree polari si definiscono “pozzi”. Purtroppo, le regioni polari in grado di arginare l’aumento dell’effetto serra risentono del riscaldamento globale più di altre aree e la formazione di acque dense o la loro azione pozzo si potrebbe indebolire. In questo contesto, si inseriscono le ricerche condotte da Paola Rivaro nel Mare di Ross (Antartide) dal 1994 per comprendere se già si manifestano gli effetti dello scenario riportato in un rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) che, con le emissioni attuali di CO2, prevede per fine secolo cambiamenti rilevanti nelle caratteristiche chimiche e biologiche delle acque oceaniche.

Relatrice: Paola Francesca Rivaro, professore associato presso il Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Genova, dove tiene insegnamenti inerenti l’ambiente per diversi corsi di laurea (Scienze del Mare, Scienze Chimiche e Monitoraggio Biologico). Dal 1991 svolge attività di ricerca nel settore della Chimica Analitica e Ambientale, occupandosi di distribuzione di composti chimici in acqua di mare (ossigeno, nutrienti, carbonio inorganico, CFC ed elementi in tracce) per studi a carattere oceanografico e climatico. Dal 1994 è coinvolta nelle attività del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e, a oggi, ha preso parte a 7 campagne oceanografiche nel Mare di Ross. Nel 2003 le è stato assegnato dal PNRA e dall’Accademia Nazionale dei Lincei il premio di ricerca Felice Ippolito per il settore Scienze del Mare.